Matrimonio: culla dell'amore
Qualsiasi riflessione sul matrimonio deve avere ben chiara un’importante premessa: il matrimonio ideale non esiste, ma bisogna conquistarselo. L’immagine romanzata proposta dall’attuale cultura dominante secondo la quale, come per magia, è sufficiente che i due partner si guardino negli occhi per capire tutto l’uno dell’altro è estremamente distorta!
Nella realtà, il rapporto di coppia è sempre in divenire; è un cammino in cui si realizza una vera unione quando l’uomo e la donna riconoscono e accettano, con profondo rispetto, le reciproche diversità che però si compensano e si completano a vicenda, in un equilibrio dinamico in cui i due danno origine a una nuova persona, che è qualcosa di radicalmente diverso dalla somma delle parti: “I due saranno una sola carne” (Gn. 2,24).
Se il riconoscimento della diversità richiede rispetto, delicatezza e amore è anche vero che per vivere la comunione coniugale è necessario un costante impegno comune, poiché l’amore dei coniugi attraversa fasi diverse e mutamenti che rendono ogni unione matrimoniale diversa da tutte le altre. L’amore matrimoniale deve essere una ricerca continua, un cammino durante il quale gli sposi dovrebbero sentirsi ogni giorno sposi novelli.
Il “Sì” pronunciato all’altare deve essere ripetuto dai coniugi nella vita di ogni giorno, ma l’innamoramento iniziale non va confuso con uno stato costante di amore.
L’amore coniugale non consiste di passioni travolgenti e di teorie da applicare, ma di innumerevoli gesti della quotidianità che traducono nella pratica l’amore come dono di sé all’altro.
Per realizzarsi l’amore ha anche bisogno di libertà. Chi ama non deve mai considerare la persona amata come possesso, ma sempre soltanto come dono. Il partner non appartiene mai al partner, anche se sente di essere cosa sua. Cercare il partner non significa però possederlo, ma corteggiarlo sempre di nuovo e andargli incontro ogni giorno con gratitudine, come con gratitudine si accetta un dono.
Nella dinamica della vita dei coniugi è poi fondamentale non dimenticare la condivisione dei sentimenti e degli stati d’animo, per evitare gravi malintesi. Ecco perché un autentico dialogo tra coniugi è enormemente importante, ma non è affatto facile e richiede coraggio, oltre a una grande dose di disponibilità al colloquio, di volontà di ascoltare e soprattutto di comprendere con pazienza.
Darsi alcune regole per ben condurre un dialogo di coppia potrebbe già portare al successo della comunicazione, come ad esempio:
- accettare che l’altro non abbia voglia di parlare in quel momento;
- non interrompere ma meditare su quanto il partner espone ed eventualmente chiedere chiarimenti;
- non reagire subito, attaccando o mettendosi sulla difensiva;
- non dare soluzioni non richieste;
- non parlare troppo a lungo;
- fare considerazioni in prima persona (“Io sento che…”) piuttosto che criticare (“Tu fai sempre…”);
- imparare a sdrammatizzare;
- non continuare a rivangare il passato;
- interrompere la discussione quando le emozioni diventano preponderanti, perché bloccano il colloquio, in quanto il partner reagisce a quello che sente e non a quello che viene detto;
- non coinvolgere i figli cercando alleati.
Un altro luogo comune presente nella mentalità d’oggi è che il matrimonio perfetto sia statico e senza litigi. Lo scontro, invece, può essere occasione di confronto e di ripresa del cammino e uno strumento importantissimo per imparare l’arte del perdono. Chiedere perdono e perdonare costituiscono il vero salto di qualità nella vita matrimoniale, anche se perdonare non esclude la necessità di un dialogo sincero e continuo.
Un segnale di un’eventuale crisi si nota quando nel rapporto di coppia vengono a mancare gesti di tenerezza e piccole attenzioni, spontaneità e doni. Il dono più grande per il proprio coniuge è il dono di sé, del proprio tempo, della propria attenzione, dell’essere presente. Per quanto riguarda, poi, i doni materiali, non conta il costo dell’oggetto, ma il valore dell’attenzione manifestata da chi dona.
L’aspetto più bello del dono non è la cosa donata ma colui che la dona.
(Psicologo - counsellor educativo)